Trenta voci per dire che così non va

Trenta voci per dire che così non va

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Articolo pubblicato nell’edizione di sabato 29 dicembre del Corriere del Ticino

Sfonda l’iniziativa dei Comuni che chiede di rivedere la ripartizione della spesa per i beneficiari dell’aiuto sociale
Natascia Caccia: «Costi insostenibili per alcune realtà» – Norman Gobbi: «Ticino 2020 resta la soluzione più idonea»

Alleviare il peso delle spese dell’assistenza sui Comuni dove risiede una percentuale significativa dei beneficiari di aiuto sociale. È quanto chiede l’iniziativa legislativa lanciata a fine ottobre da otto Municipi (Cadenazzo, Bellinzona, Bodio, Chiasso, Locarno, Maroggia, Novazzano, Ponte Tresa) che, salvo sorprese, può dirsi riuscita. Il testo legislativo ha infatti raccolto l’adesione di 30 enti locali, a fronte dei 23 richiesti (un quinto dei 115 in Ticino). Le sottoscrizioni sono state consegnate a Palazzo delle Orsoline, a tre giorni dal termine fissato al 31 dicembre. E il sostegno è giunto dal Sopra e dal Sottoceneri, sia nei centri sia nelle valli. In attesa che la riforma Ticino 2020 si concretizzi – rivedendo anche i flussi finanziari legati alla spesa assistenziale – la proposta mira a introdurre dei correttivi in via transitoria e fondandosi sul principio della solidarietà fra i Comuni. Oggi il criterio per il quale gli enti locali sono chiamati a versare al Cantone la quota parte richiesta (il 25% delle prestazioni erogate) si basa infatti esclusivamente sulla spesa generata dai casi di residenti nel Comune interessato. Da qui la volontà, da parte di una fetta degli enti locali ticinesi, di correggere il tiro per rivedere l’attuale paradigma per il quale – indicano i promotori – «più il numero di casi è alto, più è elevato l’importo che il Comune deve pagare». Nel dettaglio si vuole dunque intervenire sulla legge sull’assistenza sociale: «Applicando un sistema transitorio che limiti la modifica di ripartizione della spesa tra i Comuni a 2 milioni di franchi, lasciando la situazione pressoché invariata a circa il 25% dei Comuni, sgravando parzialmente quelli con una percentuale significativa di persone in assistenza e tenendo conto della forza finanziaria (tutti i Comuni con una percentuale di assistiti superiore alla media cantonale che non sono di forza finanziaria superiore e i Comuni con una percentuale leggermente inferiore a quella media con forza finanziaria debole o media inferiore per un totale indicativo del 40% dei Comuni)». E ciò al fine di chiamare a partecipare parzialmente i Comuni con un’incidenza particolarmente bassa, tenuto conto della rispettiva forza finanziaria e della popolazione.

«Tema urgente per la politica»
«Da un lato il nostro obiettivo è quello di far passare un messaggio di solidarietà tra i Comuni, dall’altro quello di lanciare un segnale al Cantone per dire che così non va» afferma Natascia Caccia, a capo del Dicastero sanità e socialità di Cadenazzo e coordinatrice dell’iniziativa. Per la municipale «la modifica dell’attuale sistema è da ritenersi urgente, in quanto a fronte del trend in crescita dei beneficiari d’assistenza diversi Comuni finanziariamente non ce la fanno più». Ma perché non attendere i cambiamenti previsti da Ticino 2020? Stando a quanto emerso sin qui potrebbero portare il Cantone ad assumersi in futuro il 100% della spesa in quest’ambito. «Purtroppo da quanto ci risulta la concretizzazione del progetto è ancora lontana» rileva Caccia. La promotrice tiene comunque a evidenziare che «l’iniziativa non propone una soluzione definitiva, ma quale scopo principale si prefigge di riportare il tema al centro del dibattito del Gran Consiglio. La problematica, come dimostrano le adesioni raccolte in tutte le aree del cantone, è trasversale. La legge attuale risale ormai al 1971 ed è dunque cruciale introdurre procedure più al passo con i tempi».

«Finanze locali non così deleterie»
Una finalità che il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ribadisce di voler perseguire attraverso Ticino 2020. «Resta la piattaforma più idonea per valutare la spinta data da questa iniziativa relativa alle spese assistenziali, ma pure quella in arrivo dal testo che chiede di rivedere partecipazione dei Comuni al finanziamento dei compiti cantonali. L’onere del progetto, in cui continuo a credere poiché nell’interesse dei cittadini, ricade sul mio Dipartimento. Ma essendo competenti in questi ambiti da un lato il DSS e dall’altro il DFE si rende necessaria una visione complessiva». Ora, sottolinea Gobbi, «le due iniziative potrebbero fungere da catalizzatore per accelerare i processi di norma più lenti della politica». A fronte dell’urgenza di un cambio di rotta rimarcata dai promotori, il direttore delle Istituzioni invita però alla prudenza: «Negli ultimi anni a livello comunale si è osservato un abbassamento generalizzato del moltiplicatore. E anche a fronte dei benefici dati dal sistema perequativo mi permetto di dire che la situazione finanziaria, nel complesso, è tutto fuorché deleteria».

Perdita milionaria: Lugano dice no
Scorrendo la lista dei Comuni che hanno aderito all’iniziativa, spicca l’assenza di Mendrisio e Lugano. Una realtà, quella in riva al Ceresio, comunque toccata in modo importante dal fenomeno dell’assistenza. «Ma quest’iniziativa si concentra molto sulla forza finanziaria dei Comuni e a seconda delle ipotesi abbiamo stimato un ammanco per le nostre finanze che va da un minimo di 120.000 franchi a un massimo di 1,1 milioni» indica il sindaco di Lugano Marco Borradori. Per poi aggiungere: «Riteniamo che sia preferibile che il tema venga risolto in modo chiaro nel quadro dei lavori sulla riforma Ticino 2020». A chi potrebbe accusare Lugano di essere poco solidale, Borradori replica invece così: «In questo senso siamo tranquilli perché la Città ha sempre dato il suo contributo e anche in momenti di difficoltà. Detto questo è senz’altro vero che un certo malessere tra i Comuni è presente, poiché il margine di manovra tende a ridursi. Per farvi fronte abbiamo tuttavia optato per sostenere l’altra iniziativa dei Comuni che mira a rivedere il contributo di finanziamento al Cantone».

Ticino 2020, via al cantiere

Ticino 2020, via al cantiere

Da RSI.ch l Fatti i gruppi di lavoro. La tempistica: nel 2018 il progetto arriverà in Gran Consiglio. È ufficialmente partito il progetto Ticino 2020, che si propone di ridefinire e facilitare i rapporti fra il Cantone e i comuni. Il Consiglio di Stato ha infatti definito i membri dei gruppi di lavoro.

La struttura organizzativa decisa l’8 giugno prevede un comitato strategico con quattro membri (i consiglieri di Stato Norman Gobbi e Paolo Beltraminelli, il presidente dell’Associazione dei comuni ticinesi Riccardo Calastri e il sindaco di Mendrisio Carlo Croci) un comitato guida composto da dieci persone, una direzione di progetto con a capo Elio Genazzi della sezione enti locali e Michele Passardi in rappresentanza delle località.

I gruppi di lavoro saranno sette di quattro persone ognuno: sei affronteranno compiti legati ad ambiti tematici quali la previdenza sociale, l’assistenza, le famiglie, la politica degli anziani, le scuole e la mobilità, mentre l’ultimo si occuperà di perequazione. Le loro proposte di soluzione dovranno scaturire entro fine anno, nel 2017 saranno tradotte in modifiche di legge che nel 2018 arriveranno all’attenzione del Gran Consiglio. L’attuazione della riforma, che prevede il riassetto delle amministrazioni cantonale e comunali, avverrà a partire dal 2019.